Esfahan la piazza dal palazzo dello scià Viaggio in Iran Persepoli Yazd Tehran
Viaggio in Iran. Cosa vedere a Tehran

Tehran cosa vedere

Gli ultimi chilometri per oggi sfrecciamo accanto al mausoleo dove riposano le spoglie dell’Ayatollah Khomeini e in tarda serata arriviamo nella capitale.

Mi è difficile dire che Tehran sia una bella città.

E’ caotica, trafficata, inquinata. Vorrei sottolineare i lati positivi ma anche dal punto di vista storico e architettonico non trovo molti spunti.

Dall’alto del 13esimo piano dell’hotel la capitale acquista più fascino, sarà per l’estensione smisurata, per le alte montagne innevate della catena degli Elborz, che le fanno da cornice o forse perché oggi il cielo è azzurro nonostante la cappa di smog.
E’ innegabile comunque che abbia un certo fascino che deriva da quell’intreccio tra il passato persiano e il presente islamico, fra tradizione e voglia di contemporaneità. Una città che si muove più al ritmo dei clacson delle tantissime auto in circolazione che al richiamo dei muezzin.

Il traffico è il primo problema con cui ci si deve confrontare per ogni spostamento. Difficile esplorare l’intera città, è talmente vasta che solo l’attraversarla richiede ore.

Decidiamo, avendo anche poco tempo, di visitare solo ciò è nelle vicinanze dell’albergo: il Golestan, l’antico bazar, il museo archeologico e quello dei gioielli dello Scià.

Tra le gallerie del bazar si trova un po’ di tutto, dai cosmetici alla frutta, dai pistacchi allo zafferano, fino all’abbigliamento, l’arredamento e gli immancabili tappeti e anche una grande moschea.

Questo rimane il luogo d’eccellenza dove la gente fa acquisti anche se ormai i grandi shopping center spopolano.

Tehran cosa vedere: il Palazzo dei fiori

L’anima storica di Tehran è racchiusa nel Golestan, il Roseto ma anche il Palazzo dei fiori, un complesso di 17 edifici la cui costruzione e iniziò negli anni 20 del 1500, poi ampliato e rinnovato.

Il grande giardino che li circondava è stato notevolmente ridimensionato dall’ultimo scia che lo ha sacrificato per realizzare le sedi di alcuni ministeri che ora svettano in tutta la loro bruttezza proprio alle spalle degli splendidi palazzi di epoca.

Dimora d’inverno della famiglia reale fino all’ultimo Scia, quando le temperature si facevano torride, i sovrani le preferivano il Niavaran, il palazzo d'estate ai piedi delle montagne, perché passando dai 1000 ai quasi 1900 metri il clima variava notevolmente.

Questa oasi di pace custodisce sotto una veranda interamente ricoperta di specchi, il Trono costruito in alabastro e su modello del trono del pavone e nel palazzo adiacente una galleria d’arte e la sala dedicata ai regali ricevuti da ogni parte del mondo.

Ma ciò che colpisce è l’opulenza degli arredi delle sale, lo splendore della scalinata, l’abbagliante Sala dei Diamanti, una delle tante stanze interamente ricoperte di specchi che riflettono all’infinito la luce, la Sala dei Ricevimenti con le riproduzioni dei troni e illuminata da grandi lampadari. Tutto esprime sfarzo e grandezza, un lusso che incute quasi soggezione.

Non si può passare a Tehran senza visitare il Museo Nazionale custode di una collezione spettacolare tra cui spiccano i bassorilievi portati da Persepoli, la statua di Dario I, la misteriosa mummia dell’uomo del sale.

Riflessioni sulla Tehran d'oggi

Pranziamo in un cafè affollato da giovani, da coppie e da donne con i foulard che scivolano sulle spalle, tentativo discreto di recuperare quella libertà nell’abbigliamento che dal 1979 è andata perduta trascinata nella serie di divieti e restrizioni che colpirono la popolazione femminile dopo la rivoluzione.

Di “sisters”, le donne con il chador, se ne contano ancora tante, ma ho visto anche ragazze in sandali dai tacchi altissimi con abiti colorati che si stringono al punto vita e maniche che si accorciano.

Ho incrociato volti dal trucco impeccabile e capelli che sfuggono ai veli e tante, tantissime con il cerotto al naso, apprendendo così che l’Iran è il paese con la più alta percentuale di rinoplastica al mondo perché il viso, unica parte del corpo che si può mostrare in pubblico, deve essere perfetto.

Verso il nord di Tehran

Dopo aver scoperto a malincuore che il museo dei gioielli è aperto solo sabato, domenica e lunedì ed essendo un mercoledì, cerchiamo un’alternativa: visiteremo l’ultima dimora di Reza Palhavi e della sua famiglia.

L’idea non è ahimè delle più felici. Colpa del traffico ci impieghiamo tanto tempo per arrivare nel nord della città. Ma in questo modo posso vedere come cambia l’architettura dalla parte più popolare ai quartieri più ricchi, da case semplici e squadrate a palazzi decorati con stucchi e circondati da ampi giardini.

Il nord, la parte verso le montagne e quindi la più fresca nelle torridi estati iraniane, è da sempre il quartiere delle famiglie più agiate che possono permettersi gli altissimi costi delle abitazioni e non a caso qui l’ultimo Scià stabilì la sua residenza. Finalmente, dopo tortuosi percorsi cittadini, arriviamo al complesso del Niavaran immerso nel verde di un parco di alberi secolari.

Tehran cosa vedere: dimora di Reza Palhavi

L’edificio principale è interamente rivestito di marmo con massicci pilastri a reggere il tetto a sbalzo e le pareti attorno al portone d’ingresso decorate con maioliche azzurre.

Entrando la struttura mi ricorda subito quella delle case tradizionali: uno spazio centrale, attorno al quale si aprono le stanze disposte su tre piani e il cui soffitto si può aprire per lasciar entrare il sole primaverile. Fa uno strano effetto girare per le sale dove il tempo sembra essersi fermato al 1979 quando Reza Pahlavi e Farah Diba partirono per l’esilio.

Attraverso il grande salone coperto di tappeti e arredato da divani e poltrone, di fronte a me si apre la sala cinema e la sala da pranzo con il lungo tavolo imbandito come se i padroni di casa stessero aspettando gli ospiti di una cena di gala.

Un ampio salotto si affaccia sul giardino e tra la ricchezza degli arredamenti spiccano il bianco pianoforte a coda, gli scintillanti lampadari, i paraventi in lacca cinese e i ritratti dello Scià e della moglie.

Salendo lo scalone si arriva alle camere della famiglia e mi colpiscono soprattutto quelle dei bambini, con i loro giocattoli sparsi sugli scaffali, i bagni con le piastrelle ricoperte di adesivi di Topolino e altri personaggi Disney e una piccola cucina per le loro merende.

Nel guardaroba le divise dello Scià stanno accanto agli eleganti abiti di Farah Diba. Ci sarebbero altri edifici da visitare nel complesso ma un aereo mi aspetta per rientrare in Italia.

Il ritorno

Ritorniamo verso l’hotel attraversando di nuovo questa città che pur essendo caotica e inquinata, è anche ricca di parchi e giardini come il Teleghani e il Ab o Atash collegati dal ponte Tabiat una struttura sinuosa su tre livelli sotto cui stiamo passando mentre il nostro autista prosegue lo slalom fra auto, camion, bus.

La notte avvolge Tehran e io sono di nuovo sul volo della Qatar Air. Come quasi tutte le donne a bordo la prima cosa che faccio è togliere il velo che ogni giorno mi ha accompagnato alla scoperta di questa nazione dal fascino indiscusso, profondo e antico, dove la vita scorre nel modo più tranquillo possibile nonostante embarghi, divieti e costrizioni di cui il velo e il codice di abbigliamento sono solo la punta dell’iceberg.

Dell’Iran ho cercato di osservare tutto senza pregiudizi, di capire senza anticipare conclusioni, dell’antica Persia ho fatto mio l’incanto del passato glorioso che continua a scorrere sotto la superficie della quotidianità e dalla fusione di queste due realtà porto a casa una nuova e personale visione di questo grande e bellissimo paese, della sua gente cordiale e ospitale che anela più libertà ma anche più comprensione della loro unicità e delle loro mille sfumature.

Se volete leggere dall'inizio il racconto della mia esperienza iraniana, vi rimando all'articolo: Viaggio in Iran

Alcune fotografie di Tehran

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