Gheralta da Debra Tsion Etiopia
Gheralta

Stamattina si riparte, prossima meta il massiccio del Gheralta. Osservo sulla cartina la prima parte del percorso che seguiremo, costeggiando il confine con l'Eritrea e i suoi campi profughi per arrivare ad Adua, località di grande importanza storica per il popolo etiope e italiano.

Sulle magnifiche montagne che la circondano si combatté, nel 1896, la battaglia tra l’esercito del Negus Menelik II e quello italiano. La cruenta sconfitta italiana fu decisiva per arrestare in Etiopia la colonizzazione europea. Ci fermiamo per un pranzo a base di injera e concludiamo con una tazza del buonissimo caffè etiope.

Si riparte per Yeha, un piccolo villaggio all'ombra di una montagna dalla forma di testa di leone, che fu la capitale dell'impero pre-axumita di D'mt e prima capitale nota dell'Etiopia.

Il tempio del sole e della luna

Qui si trova un insolito e antico edificio: il tempio del sole e della luna, l'edificio più antico dell'Africa sub-sahariana. Edificato attorno al 700 a.C. in onore di Almougah, divinità lunare, ha le stesse caratteristiche dei palazzi yemeniti.

Si tratta di un'unica e impressionante costruzione fatta di grandi blocchi di arenaria tenuti insieme da un sistema di incastri e senza l'uso di malta. All'interno si vedono i resti di una grande piscina e quelli di due altari in alabastro.

Con l'arrivo del Cristianesimo il tempio venne usato per le messe fino alla costruzione della chiesa che ora sorge accanto. Ci rimettiamo in marcia. Stiamo attraversando la regione del Tigrai.

L’auto sale e scavalca montagne aride e aspre, attraversa numerosi villaggi fatti di edifici di fango e legno che sembrano poter crollare da un momento all'altro. Siamo in uno dei paesi del sub-sahara più popolati ma in cui si vive ancora in modo semplice e si lavora nei campi solo con le mani e l'aiuto di buoi e rudimentali aratri.

Percorriamo l'ultimo tratto di strada prima del lodge dove saremo ospiti e attraversando una piana arida e selvaggia mi ritrovo a pensare alle carovane di mercanti coraggiosi che su queste rotte mi hanno preceduto mentre dall'interno del continente africano si dirigevano verso Oriente con oro, avorio, incenso, proprio come Baldassarre il re etiope che avrebbe portato la mirra in dono al Bambin Gesù.

Scende la sera sull'altipiano del Gheralta, gli ultimi raggi del sole infiammano guglie e pinnacoli dando al panorama una forza e una bellezza di grande impatto visivo.

Chiese rupestri a Gheralta

Il nuovo giorno mi porterà alla scoperta delle chiese rupestri di cui questa zona, ricca di fascino e mistero, è disseminata. Nascoste fra le rocce, edificate in punti quasi inaccessibili e per questo motivo rimaste sconosciute fino a poco tempo fa. Se ne contano attualmente circa 120 e sorgono a più di duemila metri di altezza su uno degli altipiani più vasti della terra.

Sono edifici davvero unici e particolari, aggrappati alla roccia, scavati nel corpo delle montagne, frutto del lavoro di pazienti scalpellini, operai, artisti e architetti che tra il VII e il Xv secolo che prima aprirono un varco nella roccia e poi svuotarono quello che sarebbe stato l'interno della chiesa. Crearono così questi capolavori in luoghi invisibili a occhio nudo e di difficile accesso per celarli all'invasione dei musulmani che cercarono, inutilmente, di conquistare e islamizzare la regione.

Possono essere chiese monolitiche (interamente intagliate nella roccia), semi-monolitiche (scavate nella roccia ma con facciata edificata all'esterno) o ipogee (costruite all’interno di caverne naturali).

Sono luoghi frequentati da sempre, dai fedeli etiopi che non si lasciano spaventare delle difficoltà dei sentieri che bisogna affrontare per raggiungerle.

Alcune sono situate in punti molto alti perché altezza è sinonimo di vicinanza a Dio e la fatica necessaria a raggiungerli è un modo per espiare i peccati e giungere al cospetto della divinità con l'animo puro.

Noi parcheggiamo l'auto al termine della strada sterrata e percorriamo un sentiero che si snoda tra altissime palme e ficus giganti. E' una piacevole passeggiata quella che ci porta alla chiesa di Mariam Papaseyti costruita in una valle circondata da una fitta vegetazione tropicale.

Sotto l' angolo ombroso di una montagna si erge una semplice struttura intonacata di bianco in cui spicca la porta azzurro intenso. Il prete ci aspetta sull'uscio. Togliamo le scarpe ed entriamo.

La sola luce è quella della candela con cui il religioso ci mostra i dipinti che decorano le pareti. Ovunque giri lo sguardo vedo storie del Vecchio e Nuovo Testamento, il volto della Madonna, dei santi, di angeli e demoni, non c'è un centimetro vuoto.

L'auto segue una strada sinuosa che passa tra biondi campi di grano a perdita d'occhio, dove uomini e donne sono impegnati nella mietitura aiutati da buoi.

Scene che riportano indietro nel tempo in questa terra che vanta una storia millenaria, cuore di un passato in cui 3000 anni fa si sviluppò una grande civilizzazione, a cui fanno da sfondo panorami dalla bellezza mozzafiato.

Chiesa di Debre Tsion

Fermiamo l'auto sotto un alto massiccio che ci prepariamo a risalire per raggiungere la chiesa di Debre Tsion, considerata una delle più belle del Tigray, appollaiata su una terrazza rocciosa a 2800 metri. 

Il sentiero inizia dolcemente ma presto si rivela impegnativo anche per l'aria rarefatta. Ci sono stretti passaggi tra le rocce, pareti scivolose in cui bisogna cercare un appiglio per aggrapparsi e bisogna fare attenzione perché il rischio di cadere è alto.

L'arrivo sulla terrazza rocciosa che ospita la chiesa è una conquista ma a colpirmi è soprattutto lo splendido panorama che si apre davanti a me: un susseguirsi di campi dorati, ambe rocciose, torrioni e pinnacoli, uno degli scenari più belli che l'Africa mi abbia mai regalato.

Il sacerdote che ci aspettava, spinge una vecchia porta di legno e mi fa entrare in una caverna divisa, da pilastri di roccia, in due stanze decorate e affrescate. Si riconoscono Maria, i Santi, gli Apostoli e altre figure religiose. Ci sono cupole decorate con intagli e bassorilievi, dove il motivo più ricorrente è la croce.

C'è anche il Sancta Sanctorum accessibile solo ai preti. Attorno alle sale corre un corridoio che fu anche deposito di armi e munizioni durante le guerre contro i musulmani. Stiamo per andarcene quando il sacerdote ci richiama all'interno, ha in serbo per noi una sorpresa.

Dalla Stanza Santissima estrae un pesante pacco rettangolare avvolto in un telo colorato. Lo strotola davanti a noi e solleva quella che sembra una semplice scatola. Poi con maestria apre davanti ai nostri occhi stupefatti un grande, antico e prezioso ventaglio da cerimonia del 13esimo secolo. E' splendido, diviso in spicchi su una struttura in legno alta quanto un uomo.

Ogni sua parte è dipinta con i volti della Madonna con in braccio Gesù e attorno Apostoli e Santi. Con altrettanta cura e prudenza il ventaglio viene rinchiuso nel suo involucro. Tornerà ad essere custodito con amore e devozione, nel cuore della chiesa.

Saluto il sacerdote e il guardiano. Quest'ultimo ha gli occhi velati di un cieco.

E' lui che vive quassù (il prete sale solo per le cerimonie o per accompagnare i turisti) e si prende cura della chiesa. La sua unica compagnia nelle lunghe giornate è un gattino. La sua "casa" è poco più grande di uno scatolone, fatto di pietre e teli. Davanti vedo i resti di un fuoco e la padella per l'injera.

Mi domando perché una scelta di vita così estrema e difficile, quanti anni avrà, se da qualche parte ha una famiglia. Domande che non ho il tempo di fargli è ora di tornare e anche se la discesa non è meno impegnativa e la roccia scivolosa non va sottovalutata, me la cavo egregiamente.

Chiesa di Abraha e Atsbah

Abbiamo ancora qualche ora di sole e quindi il tempo di visitare un'altra chiesa quella dedicata ad Abraha e Atsbah, i sovrani gemelli. Una lunga scala di pietra porta al sagrato di una delle chiese più antiche e più riccamente decorate.

Sulle pareti ammiro dipinti che raccontano scene sacre tratte dalla Bibbia e qualcuno sostiene che furono eseguiti da una donna. Abraha e Atsbah, figli del re di Axum, furono educati dallo schiavo ed erudito Frumenzio.

Abbracciarono il Cristianesimo e Frumenzio divenne il primo vescovo d'Etiopia. Ebbe così inizio la millenaria tradizione cristiana di questo angolo d'Africa. Arriviamo al lodge con la luce del tramonto che vira al rosso mentre le stelle velocemente si accendono nel cielo del Tigray.

Il viaggio nell'Etiopia del nord, continua verso Lalibela, ma di questo vi parlerò nei prossimi giorni, mentre se volete leggere dall'inizio questa mia avventura, vi suggerisco di leggere l'articolo: Viaggio nell'Etiopia del nord.

L'inguaribile viaggiatrice Barbara Mattiuzzo
inguaribile.viaggiatore(at)yahoo.it