Le migliori cose da fare e vedere in Islanda
Le migliori cose da fare e vedere in Islanda

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda

Il viaggio in Islanda, è quello che ci racconta una nostra affezionata lettrice, che è appena tornata da questa bellissima nazione.

Se anche tu vuoi condividere con altri viaggiatori, l’esperienza del tuo ultimo viaggio (o week end) non devi far altro che contattarci!!!

Ecco l’inizio del racconto dell'inguaribile viaggiatrice Barbara Mattiuzzo:
Vista dall'aereo l'Islanda galleggia su un mare blu cobalto e grigio acciaio, in cui svettano centinai di faraglioni dalle forme più varie, come tanti guardiani a difesa di questo luogo dalla bellezza insolita e incantevole.

Sotto una terra di ghiaccio e neve, un mondo di calore e fuoco che risveglia le montagne, scuotendo l'isola con decine di terremoti, con rumori sordi che arrivano dal centro della Terra e riversano lava per chilometri, carbonizzando tutto ciò che incontrano, creando campi neri e sconnessi su cui poi nascerà nuova vita, dove vengono tracciate strade e sentieri, orizzonti sconfinati senza alberi, senza ripari dall'imprevedibile clima islandese.

Fagradalsfjall

Sono decine i vulcani attivi in Islanda e in media ogni 4/5 anni uno di loro si sveglia. Il mio viaggio inizia dal vulcano che dallo scorso marzo si è risvegliato, il Fagradalsfjall a circa 60km da Reykjavik.

In compagnia di un vulcanologo salgo seguendo un sentiero tracciato dalle orme di chi mi ha preceduto, c’è un pallido sole e per fortuna né pioggia né vento a rendere più impegnativa la salita al punto panoramico. Passo accanto alla lava eruttata in questi mesi e di fronte a me l’apertura da cui è fuoruscita. In questo momento il vulcano è tranquillo, sono le ore di transizione tra un’eruzione e l’altra che in questi giorni avviene di sera.

Cammino accanto a due fiumi neri, solo apparentemente solidi, che qua e là rilasciano sbuffi di fumo. È estremamente pericoloso salire su questa crosta nera, il cui sottosuolo ha temperature altissime, perché spesso collassa. Non c’è certezza che la lava indurita regga il peso di una persona e la probabilità che si spacchi è più alta di quello che si pensa.

Nonostante sia vicino alla capitale il Fagradalsfjall non sta, per ora, creando particolari problemi, come l’eruzione dell'Eyjafjallajökull che nel 2010 con la sua potente e altissima nube di fumo bloccò i voli nei cieli d’Europa.

L’energia sotterranea in Islanda si palesa nelle tante colonne di fumo dall’odore pungente che salgono da spaccature nel suolo, nel calore che scalda l’acqua di piccoli piscine naturali e ruscelli, fa ribollire pozze di fango e crea geyser impressionanti, esplosioni di getti di acqua e vapore che provocano meraviglia e stupore fra chi li guarda. Anche i Vichinghi, i conquistatori, guerrieri, esploratori, rimasero impressionati dalla natura di quest’isola che colonizzarono lasciando un'eredità che ha disegnato il paesaggio.

Parco Nazionale di Þingvellir

Un popolo che spesso viene definito crudele e brutale, ma che invece è stato il creatore del primo parlamento nazionale nell’anno 930. Dopo la mattina sul vulcano sono arrivata al Parco Nazionale di Þingvellir proprio nel luogo in cui veniva discussa ogni decisione importante che riguardava l’isola.

Mi trovo nell'Alþingi, l’assemblea parlamentare che riuniva tutte le tribù e che emanava leggi e dipanava litigi. È un magnifico anfiteatro vulcanico collocato nella frattura tra la placca nord americana e quella euroasiatica che distano circa 5 km l’una dall’altra.

Ogni anno questa distanza aumenta di circa 2,5 cm, un movimento che crea diverse spaccature. La più nota è qui, la faglia di Silfra dove si può fare snorkeling tra i due continenti in un’acqua purissima che arriva dal ghiacciaio Langjökull, il secondo più grande dell’isola. L’Islanda è il paese delle cascate e anche il Parco di Þingvellir ha la sua, nata quando per far fronte al bisogno di acqua nei giorni dell’assemblea, venne deviato il corso del fiume Öxará che creò così la bella cascata Öxarárfoss, un salto di una ventina di metri davanti alle rive del Thingvallavatn il lago più grande dell'Islanda.

I Vichinghi idearono anche un modello di case che ancora si può vedere viaggiando in Islanda. Sono le turf house, le case con i tetti in torba e erba, ecologiche e resistenti alle intemperie e ai terremoti e in armonia con il paesaggio che le circonda. La regione meridionale dell’isola custodisce anche il più antico Geysir ormai esaurito (oggi si può ammirare Strokkur).

Ogni getto ha il suo nome e la fuoriuscita di vapore si forma con l’acqua scende nel terreno fino alle rocce incandescenti in prossimità della lava. A questo punto, trasformata in vapore, l’acqua cerca un modo per uscire e quando trova un’apertura esplode in questi magnifici getti che possono superare i 60 metri d’altezza. Tra uno spruzzo e l’altro è suggestivo guardare la pozza d’acqua che sale e scende come fosse il respiro della Terra, più viva che mai in questo incrocio di meridiani e paralleli.

In ogni angolo di Islanda si incontrano splendide cascate ognuna con la sua forma, dimensione e leggenda. Una delle più famose, non lontana da Þingvellir, è la Gullfoss, la cascata dorata, un enorme massa di acqua che si getta in una gola molto stretta mentre una nuvola di vapore e schizzi sale verso l’alto. Il nome si riferisce ai raggi di sole che riflettendosi sulla nube di vapore creano arcobaleni anche multipli. Ma una leggenda attribuisce il nome a un tesoro di oggetti d’oro che un uomo facoltoso avrebbe gettato nelle sue acque.

Gullfoss è sicuramente una delle più spettacolari cascate di tutta l’Islanda. Proseguendo verso sud incontrerete fra le altre la Skogafoss, maestosa e imponente che si dice sia il luogo in un vichingo nascose un forziere pieno di monete d’oro.

In tanti cercarono di recuperare il tesoro dalle acque, ma solo un giovane quasi ci riuscì. Trovato lo scrigno legò una corda attorno a un anello sul lato della cassa e iniziò a tirare la fune per sollevare il tesoro. Ma la corda si ruppe e lo scrigno precipitò nel fondo della cascata. L’anello rimasto attaccato alla corda divenne il battente della porta della chiesa ed è ora esposto nel museo locale. Sempre andando verso sud la Seljalandfoss, la cascata liquida nome che deriva dal fiume che forma questo magnifico salto di 65 m..

Se siete attrezzati con giacca e anche pantaloni impermeabili potete percorrere il sentiero che si snoda dietro al getto d’acqua e permette di godere di un punto di vista insolito.

Landmannalaugar

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Landmannalaugar

Si dice che l’Islanda sia fatta di ghiaccio e fuoco. Non ci si aspetta che sia anche montagne dai mille colori e prati in fiore. Ma le Highlands islandesi nascondono tante sorprese. Guardiano di questo mondo è il vulcano Hekla, che svetta dove la strada asfaltata lascia il posto a una pista in terra battuta: è l’ingresso delle Landmannalaugar, dove le strade, dicono gli islandesi, possono rivelarsi impraticabili.

Ho scelto di andarci con un tour organizzato con una Super Jeep dalle grandi ruote, che sale e scende facilmente, seguendo la conformazione delle montagne, senza sentire gli scossoni e i sobbalzi della pista. Non dovendo preoccuparti della guida mi sono goduta lo splendido paesaggio che abbiamo attraversato: crateri trasformati in laghetti dal blu profondo, come il Frostadavatn e spaccature nelle montagne che nascondono fiumi e cascate spettacolari. Guadiamo piccoli fiumi dal fondo irregolare e incrociamo poche auto e le immancabili pecore, in un paesaggio lunare.

Poi una vasta pianura si apre davanti a noi, è il punto di partenza dei percorsi di trekking, attrezzato per campeggiare e che ha, al centro, una grande piscina naturale geotermale ottimo luogo di ristoro per chi ritorna dalle camminate. I sentieri che si snodano tra le montagne sono davvero tanti, di diversa lunghezza e difficoltà e ben indicati, tra cui il famoso Laugavegurinn di quattro giorni.

Ogni percorso porta a punti panoramici da cui lo sguardo si perde tra campi di lava, prati coperti da fiori bianchi, fumarole e sorgenti di acqua calda e le montagne, dalle incredibili sfumature di rosso, giallo, porpora, verde e blu. È la riolite, una lava satura di minerali che nel suo lento processo di raffreddamento, genera questa varietà di colori.

E' tempo di riprendere la strada per il ritorno, passando dal lago vulcanico Ljótipollur e poi da un altro un gioiello della natura islandese, il canyon Sigöldugljúfur.

Sigöldugljúfur

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Sigöldugljúfur
Sigöldugljúfur è chiamato anche la Valle delle lacrime per l’incredibile numero di piccole cascate che scorrono lungo le sue pareti e si tuffano nel fiume Tungnaá le cui acque dal blu all’azzurro si armonizzano con il verde della vegetazione e contrastano con il nero della roccia. È un luogo remoto ma straordinario non semplice da raggiungere se non con una guida che conosca la pista da seguire per arrivare alla sommità da cui godere del panorama mozzafiato che si apre davanti a noi.

La splendida regione delle Landmannalaugar è raggiungibile solo nei mesi estivi, da vari percorsi dipende dal punto da cui partite. Se andate con un mezzo vostro e non con escursioni organizzate o con il servizio di bus Trex, ricordatevi di partire con un robusto fuoristrada, di essere in grado di affrontare guadi e piste sterrare piene di buche e dossi, non dimenticate di fare il pieno di benzina perché non ci sono distributori né centri abitati e controllate con scrupolo il meteo.

In quest’isola ai margini del mondo, ho imparato che ogni montagna, sperone di roccia, distesa di lava, ha il suo aneddoto, la sua piccola storia. Questo è il paese dove gigantesse malvagie bloccano il passaggio sulle strade, dove Troll mostruosi controllano le coste e elfi e fate abitano colline e ghiacciai.

È l’Islanda dello smàfolk (il piccolo popolo) gli invisibili, creature enormi o minuscole, buone o malvagie, che forse potrete scorgere attorno a voi e con le quali è consigliabile essere gentili ed educati. Le radici di queste credenze vanno cercate nella natura di quest’isola così forte e straordinaria e nelle sue imprevedibili manifestazioni: eruzioni, terremoti, alluvioni provocate dai ghiacciai, colonne di vapore che escono dal sottosuolo, pozze di fango puzzolente che ribolle, tutti aspetti estremi e difficili da accettare e per lungo tempo da comprendere.

E così le azioni degli invisibili sono stati la spiegazione di questi fenomeni. Seguendo la Route 1, la principale strada lungo il perimetro dell’intera isola, passando da un fiordo all’altro lungo la costa est, vedrete spesso enormi blocchi di pietra sorgere dal mare, faraglioni dalle forme più strane e curiose.

Semplici formazioni rocciose per noi, molto di più per gli islandesi per i quali questi spuntoni di roccia non sono altro che Troll pietrificati. Una comunità di troll abiterebbe nelle grotte di una delle principali attrazioni del sud dell’Islanda, Reynisfjara, la spiaggia di sabbia nera e colonne basaltiche nate dalle eruzioni del vulcano Katla. Dalle grotte i troll controllavano le navi e le attaccavano. Ma una notte, dopo un assalto, due di loro vennero sorpresi dall’alba quando erano a pochi passi dalla spiaggia.

I raggi del sole li pietrificarono nei due grandi faraglioni che si stagliano all’orizzonte. Ma Reynisfjara è nota anche per le onde dormienti, le onde anomale, altre due o tre metri, improvvise e pericolose. Qui non c’entra il popolo invisibile delle leggende, questo fenomeno è prodotto dalla violenza della risacca dell’oceano Atlantico e nonostante i cartelli che segnalano il rischio, è purtroppo accaduto più volte che turisti sprovveduti si siano avvicinati troppo all’acqua che li ha trascinati al largo facendoli annegare.

Non lontano da Reynisfjara c’è una tappa imperdibile, il promontorio di Dyrhólaey il luogo in cui nidifica la pulcinella di mare, l’uccello più famoso e fotografato d’Islanda. Bianco e nero, grande poco più di un piccione, con lo sguardo malinconico, il becco coloratissimo e le zampette arancioni.

Un via vai continuo di questi piccoli uccelli che sanno essere sia veloci in aria che abili nuotatori negli oceani dove vanno a pescare aringhe, molluschi, piccoli crostacei. Alcuni arrivano con il becco pieno di piccoli pesci e si infilano tra erba e rocce dove ci sono i loro nidi.

Monogami e longevi, possono vivere fino a 20 anni, questi buffi pennuti sarebbero in grado di predire le tempeste poiché tre o quattro giorni prima di una bufera lasciano il mare per cercare un riparo sulla terraferma e in uno di loro si sarebbe reincarnato niente meno che il leggendario Re Artù.

Viaggiare in Islanda conoscendo le storie del suo folklore ci fa sentire per attimo, parte integrante di questa cultura così diversa dalla nostra e completa la gioia di poter esplorare luoghi lontani da casa. Il mio viaggio on the road in Islanda prosegue nella parte sud dell’isola.

Jökulsárlón

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Jökulsárlón
Dopo aver visitato cascate e montagne mi appresto a vedere un altro aspetto della natura islandese. Appena scendo dal nostro fuoristrada già capisco di essere in un luogo dalla bellezza straordinaria: sono a Jökulsárlón, "la laguna del fiume del ghiacciaio" dove nell’azzurro intenso dell'acqua galleggiano blocchi di ghiaccio in continuo mutamento. Già vista dalla spiaggia se ne percepisce la vastità: 20 km quadrati di acqua dolce proveniente dal ghiacciaio Vatnajökull e salata che arriva dal mare.

Ho prenotato un’escursione nella laguna ma prima di salire sullo Zodiac devo indossare una tuta termica, ingombrante ma confortevole e che mi metterà al riparo dal freddo mentre il gommone prende velocità e ci allontaniamo dalla spiaggia.

Attorno a me una vastità fatta solo di acqua, l’elemento che costituisce l’11% del territorio islandese e davanti l’impressionante Vatnajökull, il ghiacciaio più esteso d'Europa che, insieme all'area circostante, forma il più vasto parco nazionale d'Islanda, nonché il secondo parco nazionale più grande d'Europa.

È dal fronte del Vatnajökull che si staccano questi grandi blocchi mentre il ghiacciaio si ritira a causa dei devastanti effetti del surriscaldamento globale. Gli iceberg tra cui navighiamo incantano per i loro colori, bianco, azzurro, blu, striature di nero e la loro trasparenza che inganna e li fa sembrare leggerissimi e innocui. Invece possono essere molto pericolosi perché si possono capovolgere in modo inaspettato, creando onde e mostrando tutta la loro mole.

Infatti solo il 10% dell’iceberg è visibile, è per questo che diciamo "punta dell’iceberg” per definire un problema di cui però vediamo solo una piccola parte e qui nella laguna, la limpidezza dell’acqua mi permette di vedere una porzione di ciò che sta sotto e questo mi basta per capire quanto queste isole galleggianti dalle mille sfumature, siano maestose.

La guida mi spiega che a Jökulsárlón vengono costantemente monitorati non solo per sapere quale sia il tragitto più sicuro ma soprattutto per tenere controllata la “salute” del Vatnajökull, tra le calotte glaciali più grandi al mondo e che fino a un centinaio di anni fa copriva l’intero spazio dell’attuale laguna.

Mi indica la parte frastagliata dell’iceberg, modellata dal vento e dalla pioggia, indice della sua lunga permanenza in acqua e le decine di foche che se ne stanno distese su lastre di ghiaccio o su isolotti rocciosi. Dormono a pancia in su o ci osservano indifferenti all’entusiasmo che scatenano ma sono pronte a tuffarsi in acqua se infastidite.

Di sicuro navigare tra questi giganti è un’esperienza indimenticabile, soprattutto perché sono su un gommone che può avvicinarsi così tanto che mi sembra di poterli sfiorare se allungassi una mano. Questi iceberg lentamente si sciolgono, si spezzano ed escono dalla laguna passando sotto il ponte della Route 1, andando alla deriva nell’oceano.

Spiaggia dei diamanti

Spiaggia dei diamanti

Le correnti e le onde li rimandano verso la riva, sulla spiaggia di Breidamerkursandur, sempre ricoperta di blocchi di ghiaccio, grandi, piccoli e piccolissimi. Risaltano e scintillano su questa striscia di sabbia nera che viene giustamente chiamata la spiaggia dei diamanti un luogo suggestivo dove ancora una volta capisco come i quattro elementi, acqua, fuoco, aria e terra qui convivono creando paesaggi davvero unici, cosi diversi da tutto ciò che si può vedere altrove.

È una mattina di nuvole basse e pioggia sottile quello in cui risalgo i fiordi dell’est. Questo lato della costa islandese presenta delle profonde insenature dove il mare è calmo e dove si possono vedere allevamenti di salmoni. Non ci sono le alte scogliere dei fiordi scandinavi, qui la terra, spesso coperta da prati verdissimi, degrada dolcemente verso l’acqua. Si incontrano le immancabili pecore e i cavalli dalle centinaia di sfumature e colori. Indomiti e potenti, capaci di resistere al freddo e alle intemperie.

Fattorie sperdute nel nulla si alternano a piccoli villaggi di pescatori, ma per comprendere quanto possa essere difficile vivere a queste latitudini, bisognerebbe tornare in inverno quando bufere di venti gelidi e nevicate si abbatteranno sul paesaggio e molte strade verranno chiuse perché impraticabili, perché la natura qui si manifesta in modo imponente, una forza verso cui gli islandesi provano un profondo rispetto.

Il ghiaccio e le eruzioni sono le principali responsabili del panorama che vedo attorno a me, eventi che modificano la struttura e il colore delle vallate, creando pianure dalla struttura scura e irregolare. Sto percorrendo la valle di Jokuldalur, nata dal lavoro di queste due forze della natura.

Stuðlagil

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Stuðlagil

Abbiamo lasciato la strada 923 fino a un bivio che porta a una fattoria e poi al parcheggio. Da qui si procede a piedi per un sentiero di circa 5 km che corre lungo la gola profonda aperta dall’acqua del fiume Jokla nel terreno coperto da muschio, erbe e cespugli, una natura incontaminata e selvaggia. Poi quasi inaspettatamente il canyon di Stuðlagil si apre davanti a me. È sicuramente una delle più monumentali formazioni basaltiche di tutta l’Islanda e rimase per anni sconosciuta finché, con la costruzione di una diga, le acque dello Jokla non si abbassarono e rivelarono il magnifico colonnato.

L’azzurro intenso delle acque che scorrono impetuose contrasta con il nero della roccia e dal basso le pareti rocciose rivelano tutta la loro imponenza. Alcune svettano dritte verso il cielo, altre si piegano, si curvano come canne mosse da un vento immaginario. È incredibile pensare che il fuoco di un vulcano e la forza dell’acqua abbiano creato tutto questo.

Questi infiniti colonnati si sono formati quando la lava raffreddandosi si restringe di volume e crea queste figure geometriche, soprattutto esagoni. Camminare all’interno di questa spaccatura è molto suggestivo, ma se non avete voglia e tempo esiste anche un sentiero più breve che arriva ad una balconata da cui ammirare Stuðlagil dall’alto. Ma la natura islandese non ha finito di stupirmi.

Sono infatti appena scesa dall’auto e mi domando dove sono finita. Il paesaggio che mi circonda sembra un angolo di Marte, un luogo affascinante e inquietante. La terra è di varie sfumature di giallo con striature bianche e nere, qua e là degli spruzzi di rosso e arancione come se fosse opera di un pittore astratto.

Sul terreno ci sono buche grandi come crateri o piccole come tane di animali, in cui ribolle un fango nero e lucido. Verso il cielo si alzano colonne di fumo denso e caldo che riempiono l’aria di un odore pungente, quasi fastidioso mentre sullo sfondo si stagliano imponenti e scure le sagome del monte Namafjall e del vulcano Krafla. Benvenuti a Hverir la zona geotermale più nota d’Islanda.

Camminiamo sui sentieri segnalati perché qui c’è il concreto rischio di scottarsi poiché i fanghi e i getti di vapore possono raggiungere gli 80/100 gradi. Il fumo esce da tanti punti nel terreno e crea uno spettacolo impressionate che ci fa capire quale forza si nasconda nel cuore di quest'isola, una forza che viene impiegata per fornire riscaldamento nelle case e una parte dell’energia elettrica oltre ad alimentare tante zone termali.

Ma le sorprese del nord Islanda non sono finite per oggi: la strada ci porta ai labirinti di lava di Dimmuborgir, la foresta oscura nata migliaia di anni fa da una devastante eruzione del vulcano Hverfjall. È lui il responsabile di questo ammasso di grandi enormi giganteschi blocchi di lava che si incastrano gli uni negli altri formando strane costruzioni: c’è chi ci vede un castello, altri una foresta o anche una chiesa e chi pensa che qui vivano fate e troll. Sicuramente è un altro luogo dove la fusione tra mondo della fantasia e quello della natura si esprime al meglio.

Lago Myvatn

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Lago Myvatn

L’Islanda è una terra di contrasti e se da un lato il panorama è nero di lava dall’altro è una sinfonia di verdi che abbraccia l’azzurro del grandissimo Lago Myvatn, circondato da una natura rigogliosa, ampi prati erbosi, boschi di betulle e salici, e grandi cespugli che creano un’atmosfera rilassante.

Il lago, nato da una colata lavica che bloccò il fiume Laxà, è punteggiato da isolette e da formazioni rocciose dette "pseudo-crateri". Sono state create da esplosioni di lava bollente spinta con violenza nell’acqua. Qui si è accumulata in collinette la cui cima è collassata all’interno creando la forma di un cratere. Le sottili colonne di fumo che invece si vedono a distanza salgono da piccoli crateri del terreno e contribuiscono a rendere il panorama davvero scenografico.

La stessa magnifica vista che si può ammirare stando immersi nelle calde acque della laguna blu del Myvatn Nature Bath che non ha nulla di invidiare alla più famosa Blue Lagoon di Reyjavik.

Non è una piscina artificiale ma una depressione naturale del terreno in cui l’acqua turchese, ricca di sali minerali, arriva da una falda sotterranea riscaldata dal magma con una temperatura attorno ai 100 gradi e in seguito raffreddata per renderla fruibile alle persone. Le terme, il cui ingresso va prenotato in anticipo direttamente sul loro sito, sono il luogo ideale dove rilassarsi dopo una giornata intesa e godere del sole che in questo periodo dell’anno non accenna a tramontare.

Godafoss

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Godafoss
È un’altra giornata ricca di emozioni quella che mi aspetta. La prima è la visita della magnifica Godafoss la cascata degli dei, perché nell’anno 1000 il capo del clan pagano decise di convertirsi al Cristianesimo e per dare l’esempio ai suoi gettò nella cascata le statue degli Dei norreni che rappresentavano la fede che aveva rinnegato.

Secondo un'altra tradizione i suoi tre salti principali rappresenterebbero le 3 divinità Odino il creatore dell’universo, suo figlio Thor il dio del tuono e Freyr il dio della bellezza, della pace e del piacere. La strada ora costeggia il fiordo Eyjafjordur il più lungo d’Islanda con i sui 60 km, alla cui interno è incastonata la pittoresca cittadina di Akureyri.

Attorno alte vette innevate proteggono la città dai venti gelidi del Circolo polare artico che dista solo 100 km. Sono arrivata qui per imbarcarmi per un’escursione dedicata all’avvistamento delle balene, sperando di poter ammirare questi splendidi cetacei. Decine di delfini ci accompagnano durante la navigazione ma di balene nemmeno una.

Alla fine ne incontrerò solo tre che non hanno però gran voglia di salti ed evoluzioni.

Escono per respirare e si rituffano nel mare dove sono in grado di restare sott’acqua anche 15 minuti. Rientriamo al porto e abbiamo il tempo per un pranzo nel centro di Akureyri dove si respira serenità e tranquillità. La gente passeggia nelle vie del centro e seduta ai tavoli dei bar si goda il clima mite dell’estate.

Vorrei avere più tempo a disposizione ma il nostro viaggio deve proseguire verso la penisola dello Snaefellsnes dove Jukes Verne ha ambientato l'inizio del Viaggio al centro della terra. Io però mi ci sto dirigendo a Stykkisholmur, un paesino pittoresco di casette basse e colorate nella parte più settentrionale della penisola.

Nel suo piccolo porto, sono ormeggiate tante barche di pescatori e motoscafi, riparati dei forti venti del nord un alto promontorio dove spicca un faro dal rosso intenso. Dalla sommità di questo sperone di roccia lo sguardo si perde all’orizzonte mentre passeggiando tra le sue stradine non si può non notare la grande chiesa, una costruzione bianca, modernissima, dalla forma insolita che spicca tra le case basse e colorate.

Kirkjufellfoss

Le migliori cose da fare e vedere in Islanda Kirkjufellfoss
Questa penisola è così bella e particolare che dal 2001 è parco nazionale, nato per proteggere la flora e la fauna di questo angolo d’Islanda. Qui c’è uno degli scorci più fotografati dell’isola, è la Kirkjufell che per molti assomiglia a una chiesa (da qui il nome) mentre a me ricorda più un grande cappello.

È alta solo 500 metri e davanti a lei scorre il fiume che origina la cascata Kirkjufellfoss. La strada prosegue tra campi di lava e scogliere che nascondo piccole spiagge, come quella di Skardsvik dall’insolita sabbia dorata. Mi prendo il tempo di salire sulla cima del vulcano Saxholl da dove la vista spazia su un panorama mozzafiato sui campi di lava.

La costa dei fiordi dell’ovest merita di essere visitata anche a piedi seguendo i tanti sentieri che costeggiano il mare dall’alto delle scogliere. Una breve passeggiata porta alla spiaggia nera di Djupalonssadur dove sono sparpagliati i rottami dell’Eding, una nave inglese naufragata nel 1948. Ma la particolarità di questo luogo sono quattro massi chiamati “pietre del sollevamento”.

Anticamente venivano usate per misurare la forza degli uomini che chiedevano di essere imbarcati sui pescherecci: la più leggera chiamata “incapace” pesa 23 kg, la più pesante “forzuto”, circa 154 kg. Un’altra passeggiata di circa 1 km porta dal faro di Malariff al punto panoramico da cui ammirare i Pilastri di Londragar ciò che resta di un cratere eroso dagli agenti atmosferici. Un itinerario più lungo inizia da Arnarstapi, una quindicina di case e una grande statua che rappresenta il Troll, protagonista di una saga tradizionale, silenzioso guardiano del sentiero panoramico che arriva a Hellnar.

Si cammina tra campi di lava sconnessi a strapiombo sul mare dove ho avuto la fortuna di vedere nuotare una balena. Sembrava volermi seguire o controllare cosa stessi facendo quassù. Ma sono le foche gli abitanti più numerosi di questi fiordi. In particolare amano riposare tra i massi della spiaggia di Ytri- Tunga, dove si godono i raggi del sole e giocano nell’acqua.

Ghiacciaio del Langjokull

Stamattina mi sento davvero ai margini del mondo, il paesaggio di ghiaccio e neve che ho attorno mi fa sentire vicinissima al Circolo Polare Artico. Ho lasciato l’hotel di Reyholt e adesso, imbacuccata nella tuta termica, viaggio su un insolito veicolo che lentamente inizia ad arrampicarsi sul ghiacciaio del Langjokull. È un mezzo simile a un pullman dalle grandi gomme chiodate, rilevato dalla NATO e adattato al trasporto dei turisti, non comodissimo ma in grado di muoversi su un terreno così impervio.

Il bus ci lascia in un punto sperduto sul ghiacciaio. Inizio ad inoltrarmi nel tunnel scavato nel ghiaccio e poco dopo l’ingresso mi infilo i ramponi per non scivolare sul pavimento di questo percorso artificiale che permette di esplorare il ghiacciaio dall’interno. È un tracciato tortuoso di un’ora circa e che scende nel cuore del Langjokull e mi porta in un paesaggio surreale fatto di antri grandi come le navate di una chiesa e pareti ondeggianti di lapislazzuli e ametista. Entro in una grande sala messa a disposizione per celebrare matrimoni alternativi.

Con la torcia illumino il soffitto ondulato come se fosse coperto da veli trasparenti. Cammino lentamente, ogni tanto i piedi finiscono in piccole pozzanghere in altri momenti sento chiaramente la consistenza del ghiaccio sotto gli scarponi.

Tutto il luogo emana una magia incantevole ma è anche l’occasione per capire quanto la perdita dei ghiacciai, il loro sempre più veloce scioglimento, avrà catastrofiche conseguenze sulla vita della Terra e di tutti noi. Non lontano da qui svetta la montagna Ok, il sito del primo ghiacciaio estinto al mondo nel 2014 e per il quale gli islandesi fecero addirittura un funerale perché la sua morte è stata come quella di un amico caro e prezioso per la nostra vita. Non si muoveva più e si scioglieva molto più velocemente di quanta neve riuscisse ad accumulare durante l’inverno.

Questi giganti della natura sono in grave pericolo e si ipotizza che nei prossimi 200 anni non ne rimarrà neanche uno. Procedo nel tunnel di ghiaccio restando un po' distante dal gruppo e sentendo solo il rumore delle gocce d’acqua che dal soffitto cadono sui miei piedi. Le acque che scendono del Langjokull raggiungono la spaccatura tra le due faglie tettoniche, quella americana e quella euroasiatica, nel parco nazionale di Phinghellir.

Un viaggio di 50 km che l’acqua compie in circa 30 anni. Filtrata dalle rocce laviche che la rendono estremamente pura, non contiene nutrimenti e quindi nei suoi ruscelli non ci sono pesci, solo alghe chiamate i capelli dei troll. Esco dal tunnel che tra qualche settimana le condizioni climatiche renderanno irraggiungibile e le nevicate impraticabile. Attorno a me solo il bianco abbagliante della neve, su cui si riflette un pallido sole, si fonde con il cielo dello stesso candido colore.

Reykjavik

È tempo di rimettersi in auto e partire alla scoperta di Reykjavik. La strada scorre seguendo il corso dell'Hvita il fiume che crea le Hraunfossar, le cascate di lava, circondate di muschi e boschi di betulle e la Barnafoss, la cascata dei bambini e questa storia racconta il perché del suo nome. Se vi fermate sul ponte che attraversa la gola vedrete le tumultuose rapide proprio sotto di voi e di fronte ciò che resta di un antico ponte.

E’ dal quel ponte che precipitarono due bambini mentre tentavano di raggiungere la propria madre che era andata in chiesa. Dal dolore per l’immensa perdita la donna fece distruggere l’arco di pietra perché tragedie come la sua non si ripetessero.

Non ho molto tempo per scoprire la capitale islandese ma fin da subito capisco che ha un’architettura molto varia, fatta di vialetti con costruzioni basse e colorate che contrastano con gli edifici più moderni che svettano sul lungo mare. Le vie del centro sono un susseguirsi di negozi di design, souvenir, botteghe artigianali e ristoranti dove si alternano la cucina tradizionale con influenze internazionali, come se un filo di profumi e sapori unisse Reykjavik alle altre capitali non solo europee. I tavolini di bar e caffè sono affollati e si percepisce la voglia degli islandesi di stare all’aperto e godere del clima mite e delle ore di luce. Molte case, strade, muri sono decorati con murales multicolori.

Perfettamente integrati nelle strutture fanno di Reykjavik una galleria della street art e sicuramente donano un tocco di colore nelle grigie giornate islandesi. Ma due sono gli edifici che spiccano sullo skyline della città: la Hallrimskirkja e l'Harpa. È impossibile non notare la torre di 75 metri della grande e moderna chiesa luterana, che anche a 20 km di distanza è un punto di riferimento per raggiungere il centro della città.

Costruita su una collina, ha una facciata imponente che ricorda i colonnati basaltici sparsi sull’isola. Davanti si erge la statua di Leif Erikson. Figlio di Erik il Rosso lo scopritore della Groenlandia, fu probabilmente il primo europeo a sbarcare sul continente americano, attorno all’anno 1000, molto prima del nostro Cristoforo Colombo.

Ci sono altre due chiese da visitare: la cattolica Cattedrale del Cristo Re e la Cattedrale del 1787 che, modesta nelle dimensioni e semplice nella struttura, passa quasi inosservata accanto al Parlamento lungo la strada che porta al mare dove risalta imponente la mole dell'Harpa. Centro congressi e sala per concerti è considerato il simbolo della rinascita dopo la crisi finanziaria che colpì il paese nel 2008. Ha una forma geometrica insolita ricoperta da vetrate ad esagoni e rombi che creano giochi di luci e ombre.

Reykjavik è sorta per volere di un vichingo che giunto nella baia le diede il nome che significa "la cala di fumo". Ma non è una barca vichinga ma una immaginaria nave del sole, la struttura di acciaio che incontrerete sul lungomare.

La forma ricorda il drakkar vichingo ma rappresenta invece un’imbarcazione ideale e un omaggio al sole come ci ricorda il nome “Solfar”, che la lega al giorno in cui venne inaugurata, il 18 agosto 1990, nell’estate islandese in cui il sole non tramonta mai completamente. Con la sua prua rivolta all’immensità dell’oceano è un inno alla voglia di viaggiare, di scoprire e conoscere nuovi orizzonti.

L'inguaribile viaggiatrice Barbara Mattiuzzo
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