Piadina romagnola: i segreti e le differenze

Salve inguaribili viaggiatori,
credo che tutto si basi sulla povertà: l’unico alimento degli uomini poveri dell’antichità era il pane (con verdure e poco altro) ma da quella pasta, con enorme ricchezza di fantasia, sono nati i piatti più tipici della cucina italiana: la pizza e... la piadina romagnola.

Nonostante il nome (entrambe indicano la forma “schiacciata” della pasta), nella vasta famiglia della piadina romagnola è proprio la consistenza a far la differenza ed a caratterizzare zona e zona. La tradizione vuole che più ci si avvicini alla costa (Longiano, Savignano sul Rubicone ecc.) più la piadina sarà estesa e sottile, mentre più ci si avvicina all’interno, più la pasta della piadina romagnola servirà a formare lo spessore e meno per il diametro.

Da affiancare poi, alla piadina romagnola, c’è anche il crescione, ovvero una piadina chiusa (lo stesso rapporto che c’è tra la pizza e il calzone): i ripieni classici si servono dei prodotti sul territorio (in particolare il famoso “scquacquerone e rucola”, da aggiungere ad un salume a scelta), ma la bontà della pasta anche da sola ha permesso il matrimonio con i più diversi sapori, sia dolci (da molti è sostenuto che la nutella sia la “morte” della piadina) che salati (interessante anche con salsiccia e patate).

Proprio per questo negli ultimi anni sono nati svariati concorsi in Romagna dedicati allo “sposalizio della piadina romagnola”, alla ricerca di nuovi sapori da abbonare alla pasta stessa. Ogni anno si decideva un ingrediente e le migliori piadinerie si impegnavano a creare una piadina che ne esaltasse il sapore.

“Lo sposalizio della piadina romagnola”, in particolare è una manifestazione organizzata dalla CONFESERCENTI romagnola, (insieme alla Slow Food ciondotta di Cesena e all’Associazione per la Valorizzazione della Piadina Romagnola) che coinvolge le più famose piadinerie e ristoranti della Romagna alla ricerca di nuovi sapori in abbinamento: in una delle edizioni più coinvolgenti, quella del 2007, a prevalere furono le zucchine in umido ripiene di scamone di bovina romagnola (fondamentale il rispetto del territorio), che alla fine sopravanzarono altri gusti molto particolari: il calamaro, il coniglio, la seppia ed addirittura il castrato.

La Romagna, inoltre, tiene moltissimo alla tipicità della sua piadina, tanto da evitare la diffusione estensiva del marchio IGP che avrebbe favorito solo le piadine prodotte industrialmente fuori dal territorio romagnolo. Proprio per questo è stato tracciato, a tutto uso dei marchi, il confine della provenienza romagnola, che garantisca l’origine del prodotto, poi ritrovata tutta nel sapore servito ai clienti: sapore inconfondibile e tutto italiano, anzi, romagnolo.
Sapore di piadina

L'inguaribile viaggiatore Modestino Picariello
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