Benevento Avellino e la sfida del vino in Italia

Salve inguaribili viaggiatori
a pensarci bene, il prodotto italiano maggiormente turistico è il vino, perché è l’unico, o uno tra i pochi, dove il prezzo di ciò che arriva poi sulla tavola riesce in qualche modo, almeno parzialmente, a soddisfare produttori e filiera. E poi, dietro ogni vino è molto più facile immaginare una storia, generalmente a lieto fine, con la bevanda da noi tanto amata.

Chi vive in Irpinia, come me (se non si fosse già capito da qualche articolo precedente) sul vino e sul suo rapporto con il turismo, il mercato e la concorrenza ha sempre un rapporto privilegiato: vuoi perché abbiamo 3 Docg in circa 50 kmq di territorio (concentrazione unica in Italia) sia perché abbiamo dei confinanti, ovvero gli abitanti e agricoltori della provincia di Benevento, che sul vino hanno deciso una politica molto diversa dalla nostra.

In sostanza, Avellino ha deciso di badare quasi soltanto a una qualità altissima e particolaristica, dove ci sono pochi consorzi, ognuno coltiva, letteralmente il proprio orticello, e ci sono tante microaziende con diversi livelli di qualità ma in generale una resa piuttosto interessante.

Benevento, invece, non avendo la stessa qualità delle uve e dei terreni, ma non peccando certo per il clima, ha deciso che quel qualcosa in più fosse dato dall’organizzazione, dal consorzia mento e dalla quantità, tanto da essere la prima produttrice di vino in Campania come numero di litri.

Politiche dagli esiti diversi, presto riscontrati in due eventi del 2016: se, infatti, nel prossimo VinItaly, a Verona agli inizi di aprile, le aziende irpine iscritte sono il doppio di quelle lucane, nel lavoro per il successo sul territorio, invece, i rapporti sono invertiti.

Forse senza saperlo, Sannio e Irpinia hanno fatto, agli inizi di marzo, un bilancio della loro azione e delle loro prospettive: per Benevento, Guardia Sanframondi ha presentato un convegno su “Una viticoltura innovativa tra cambiamenti climatici e nuovi modelli gestionali”; per Avellino il convegno “L’Irpinia del Vino tra mercato locale e mercato globale”, tenutosi ieri all’Auditorium della BPER di Avellino. Ebbene, a Benevento si poteva già parlare di prospettive future unite e si pensava al prossimo passo, ovvero come mantenere una viticoltura di quantità e qualità provando a seguire e precedere i cambiamenti globali in atto.

Ad Avellino, invece, si è dovuto constatare che quell’unità non c’è, e che la sua mancanza si traduce in un valore del brand (singolo e di comparto) molto minore del valore del prodotto. Le esperienze di consorzio attuate finora in Irpinia hanno fallito e il risultato è stato di arrivare molto più alle fiere che alla gente. Insomma la battaglia a distanza continua, e noi la seguiremo con interesse.

L’inguaribile viaggiatore Modestino Picariello
inguaribile.viaggiatore(at)yahoo.it