Scoprire la Tuscia (necropoli di Tarquinia)

Salve inguaribili viaggiatori,
continuo oggi a raccontarvi del blog tour #scoprirelatuscia che si è svolto dal 24 al 26 maggio.

Dopo aver visto il tempio dell’ara della Regina siamo andati a visitare la necropoli di Tarquinia (l'antica Tarchuna etrusca), che nel 2004 è stata dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.
La necropoli di Tarquinia, si trova sulla collina dei Monterozzi, proprio di fronte all’altura della Civita, dove c’è il tempio dell’ara della Regina di cui vi ho scritto ieri (se siete interessati a leggerlo, dovete cliccare su: Riscoprire la Tuscia (tempio dell’ara Regina).

La contrapposizione tra mondo dei vivi (tempio dell’ara della Regina) e mondo dei morti (necropoli di Tarquinia) è sempre presente nella storia degli Etruschi, perché per loro la morte non era un’esperienza negativa, bensì segnava il passaggio dal mondo terreno a quello degli Dei.

Le pitture sepolcrali della necropoli di Tarquinia, infatti, ci fanno percepire come gli etruschi avessero una concezione della morte come di un viaggio verso un Aldilà immaginato come continuazione della vita terrena.

Il defunto viene spesso rappresentato in scene di banchetto, di giochi, danze, agoni e circondato dalla sua servitù, da uomini e donne riccamente abbigliati. Anche la struttura della camera sepolcrale ricalca quella delle abitazioni terrene.

Nella necropoli di Tarquinia vi sono circa 6000 tombe dette a tumulo, con le camere scavate nella roccia e di queste circa 200 recano al loro interno camere finemente dipinte con affreschi risalenti dal VII al II secolo a.c., ovvero per la durata della vita della città.

Per accedere alle tombe di Tarquinia, essendo scavate sotto il livello del suolo, bisogna scendere una scala un po’ ripida e all’ingresso delle camere sepolcrali vi sono dei vetri protettivi antisfondamento per proteggere i preziosi affreschi da atti vandalici.
Tutte le tombe sono illuminate con un interruttore a tempo posto nella vicinanza della porta di vetro. Non tutte le 200 tombe sono aperte alla visita del pubblico, infatti ne sono aperte solo una decina, però tra quelle che ho visitato, quelle che mi sono piaciute di più sono state:

La tomba dei Leopardi

E’ stata costruita nel 473 a.C. che prende il suo nome dalla raffigurazione di due leopardi proprio di fronte all’ingresso della tomba. Sulla parete appare anche un banchetto funebre in onore dei defunti Nella parte sinistra si possono ammirare, alcuni danzatori e suonatori. E’ tra i più famosi sepolcri della necropoli per la vivacità della ricca policromia.

La tomba dei Baccanti

Questa tomba è stata costruita intorno al VI secolo a.C ma è stata scoperta nel 1874. Sulla parete di ingresso è disegnata una scena di danza da alcuni collegata ai culti dionisiaci, da cui il nome della tomba, l’ambientazione è di tipo naturalistico e le persone rappresentate danzano e suonano stringendo nelle mani coppe di vino.

 

La tomba dei Caronti

Sulle pareti di fondo e di destra del vestibolo, in asse con il sottostante ingresso alle camere funerarie, sono scolpite due finte porte - simbolico ingresso all'aldilà - dipinte con l'indicazione dell' intelaiatura lignea e delle borchie metalliche.

Le porte sono inquadrate da coppie di Caronti alati, i demoni etruschi della morte custodi dell'Ade. Accanto ad ogni figura un'iscrizione dipinta indica il nome del demone Caronte accompagnato da un diverso appellativo che evidentemente ne distingueva la particolare funzione che aveva nel mondo etrusco.

Scoperta nel 1960, questa tomba risale alla prima metà del III sec. a.C. e lo stile delle pitture, ci fanno comprendere come gli etruschi abbiano assimilato le conquiste della pittura greca del primo ellenismo.

Finita la visita ci dirigiamo verso il Museo Archeologico nazionale di Tarquinia, ed il resoconto lo potete leggere su: Scoprire la Tuscia (Museo Archeologico nazionale di Tarquinia).
Se vuoi vedere le fotografie che ho scattato alla necropoli di Tarquinia e durante tutto il blog tour dedicato a scoprire la Tuscia, non ti resta che cliccare su: Foto #scoprirelatuscia

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