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Passeggiando per Treviso

Salve inguaribili viaggiatori,

oggi una nostra lettrice, Angelica Fabbri, ci invia il racconto di una passeggiata in centro a Treviso

Se anche voi volete inviarmi il racconto di qualche vostro viaggio o di qualche ricetta che vi è riuscita particolarmente bene, me la potete inviare al seguente indirizzo email: inguaribile.viaggiatore(at)yahoo.it

Ecco il suo racconto:

Ciò che mi ha portata a Treviso non è stato né il caso né una vera progettazione ma è stata la scoperta dell'allestimento di una mostra sul Tibet, la più importante mai realizzata in Italia.

Essendo io intrigata da tutto ciò che si trova al di là del Mediterraneo, ed essendo questa un'occasione alquanto ghiotta con cui placare (temporaneamente!) la mia sete orientale, non potevo mancare.

Dunque era giunto il momento di spostarsi in questa città veneta, e, già che c'ero, dovevo approfittare per calpestare e respirare le sue "calle".

Appena arrivata in stazione ho sguinzagliato mappa e fotocamera, mettendomi subito alla ricerca del centro.

Man mano che avanzavo sentivo sempre più vicino il suono dell'acqua, finché infatti non mi sono trovata sopra un ponticino, grigio e pulito, che mi teneva sollevata a pochissima distanza dalla corrente e ogni tanto qualche goccia salterina mi colpiva.

Ero sopra al Sile, il fiume che bagna e che taglia orizzontalmente la città,  con lo stesso gusto che una striscia di crema al limone farcisce una ciambella.

L'elemento acquatico è infatti il valore aggiunto di Treviso, qualità che la prefigura anche come sorella minore di Venezia.

Continuando a seguire le strette e gentili stradine sono giunta in una piazza: ero di fatto circondata da edifici magnifici trasudanti di storia; ero così gasata che non riuscivo a decidere su quale di essi focalizzare i miei occhi scintillanti.

Dopo aver dato il giusto sfogo anche all'occhio digitale ho ripreso in mano la mia fedele cartina che poi, mi ha rivelato di essere in Piazza dei Signori.

La Torre Civica campeggia dall'alto, simbolo di Treviso da sempre e una delle poche torri supersiti; con la sua altezza si innalza a testimone di segreti storici.

Ad incorniciare in angolo la piazza ho subito notato il Palazzo dei Trecento, che, tra le tante funzioni che nel tempo ha ricoperto la più importante è stata quella di suprema assise civica, composta appunto da trecento membri.

Poco distante, tra le viuzze colorate da vetrine per signore, ho trovato la Fontana delle Tette, nome curioso ma azzeccatissimo.

La scultura infatti rappresenta un busto di donna che si stringe i seni e da cui zampilla gioiosa l'acqua.

Dal 1559 (data della sua costruzione) fino alla caduta della Serenissima, per festeggiare ogni nuovo insediamento di Podestà, per tre giorni non era il prezioso liquido trasparente a dissetare le ugole cittadine, bensì era vino rosso da un seno e bianco dall'altro.

È consigliato abbeverarsi da questa celeberrima fontana mentre, con la nonchalance di sempre le si strofina un seno, rito propiziatorio.

Confortata e rassicurata dalla fortuna che mi avrebbe presto fatta sua dopo questo gesto ho ripreso il mio cammino.

Passeggiando lungo il Sile ho incontrato diversi mulini, ancora perfettamente funzionanti, che regolavano ritmicamente il suo scorrere.

Proseguendo senza meta (che è cosa buona e giusta quando si è in una città sconosciuta) sono stata trasportata dalla corrente fino alla soglia della Basilica di San Francesco, un imponente edificio in stile transitorio tra romanico e gotico.

La cosa che più mi ha colpita oltre all'enorme facciata è stata, nel giardino sulla fiancata, la statua del santo che giocondo (quasi da cartone animato) gioca con una colomba sollazzato all'ombra di un paio di ulivi.

Non faccio in tempo ad avvicinarmi all'immenso portone d'ingresso che la mia attenzione viene rapita da una melodia familiare.

Seguendo la sua scia melodica sono approdata dentro al conservatorio, unico vero tempio senza tempo.

Sono rimasta, per un lasso indefinito di tempo, a godere di quelle solenni note verdiane finché la lucidità mi ha richiamata dallo stato sognate in cui ero caduta.

Ho continuato a vagare ancora un po' seguendo le rotte imprevedibili di queste callette, finché, ormai stanca, sono approdata al B&B e al mio meritato riposo, con la soddisfazione di aver fatto piacevoli scoperte dal sapore trevigiano.