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Degustazioni campane

Salve inguaribili viaggiatori,

I Sanniti impararono dai Greci a fare il vino, a conoscere le capacità del terreno e a diversificare le uve. Da qui nasce la nostra esperienza e sapienza tutta campana. A Castelvenere c'è tanta parte delle uve con cui viene fatto il Solopaca, inutile dire che la vocazione qui è in gran parte agricola. Il centro storico presenta il cardo e il decumano, come da ordinata urbanizzazione romana. Il centro abitato si è formato su un costone tufaceo di tufo morbido, con cui sono costruite le abitazioni, e sull’incrocio di 2 torrenti.

Castelvenere è famosa per la sue cantine tufacee ipogee, che probabilmente all'inizio erano usate come via di fuga a carattere difensivo, e il suo nome deriva da un tempio di venere legato alla sua fondazione. Le cantine tufacee sono testimoniate dal 1600. Il patrono è San Barbato, nato proprio qui, che ha addirittura un cammino dedicato.

 

A pranzo siamo all’enoteca comunale di Castelvenere, da poco inaugurata ed in attesa di bando per la gestione, dove tra le diverse portate del buffet, si parla di disciplinari di produzione: ecosostenibile è migliore di ecocompatibile che è migliore di bío, perché è più attento all’energia in tutte le sue fasi, ti richiede il fotovoltaico, produci meno co2; invece il biodinamico è l'utilizzo solo di quanto c'è di naturale nel terreno, ma si può fare solo se c'è una base di inoculo bassa. La visione di insieme è che si prova a lavorare sostenendo sempre di più la natura, continuando col successo e con l'innovazione ed imparando dagli errori. Ma ci sono ancora troppe situazioni marginali di innovazione, sperimentazioni di nicchia che portano però al mercato estero. Il problema della vinificazione tradizionale è che con la concorrenza lotti ancora sul centesimo: il futuro è nelle nicchie enogastronomiche, come i vegani, su cui il ricarico del ristoratore può arrivare a cascata al produttore.

La visione complessiva è terribilmente simile all'Irpinia. C'è chi conosce il territorio, chi dallo stesso territorio sa trarre innovazioni esclusive e vincenti, ma il singolo continua a scontrarsi col muro della Gdo e a perdere.

E non è la sola cosa simile all'Irpinia, me ne accorgo ad Amorosi, dove per molta strada c'è solo la luce della luna a mostrarci la civiltà e dove bisogna attendere tempi tecnici della politica per l'apertura di Palazzo Maturi ai blogger, in una occasione programmata da oltre un mese. Il Palazzo Maturi è simile allo splendore ignorato di tanta provincia, una location antica, ristrutturata anche con fondi europei, completamente comunale, ma al momento inutilizzata (o per meglio dire, impossibile da utilizzare a meno di prenotazione o soliti eventi) e sofferente per una condizione precaria, con troppe sale al buio ma con pezzi d'arte notevoli, come il vecchio stemma della città. Vengo a conoscenza che c'è un contenzioso tra gli organizzatori del blog tour e l'amministrazione di Amorosi. Tutto il mondo è paese, forse, ma è anche vero che mal comune è mezzo gaudio.

Al ritorno da Benevento, su una telesina un po’ più scorrevole delle nostre strade, ma sempre sofferente della mancanza di illuminazione, valore aggiunto però di un notturno calmo e tranquillo, quasi leopardiano, mi rendo conto che in fondo, può cambiare la provincia, ma la natura degli uomini delle aree interne della Campania forse non cambierà: sanno dare il meglio a tutti, tranne che, spesso, a se stessi

Con le degustazioni campane, termina il nostro viaggio che era iniziato con l'articolo: Un inguaribile viaggiatore nel Sannio.

L’inguaribile viaggiatore Modestino Picariello
inguaribile.viaggiatore(at)yahoo.it