Oculus

Salve inguaribili viaggiatori
ho provato a mostrarvi nel mio precedente articolo ()che probabilmente il compito di questa generazione non è quello di creare, ma piuttosto quello di custodire ciò che si è scoperto di nuovo. I passi in avanti che abbiamo fatto nella scienza quindi dovranno contrastare più o meno la nostra inefficacia nella creazione turistica complessiva, ed a volte questo accade in maniera davvero sorprendente. Ve lo mostrerò con due storie provenienti dalla mia terra, la Campania.

I due luoghi sono abbastanza diversi: uno è piuttosto famoso e facilmente raggiungibile, e sto parlando del settecentesco e bellissimo Palazzo Caracciolo di San Teodoro a Napoli, da poco restaurato e baciato da un panorama splendido; l’altro, invece, è l’altrettanto valido castello di Monteverde, nella parte dell’Irpinia più vicina alla puglia, a due ore di viaggio dal capoluogo e con strada assai tortuosa. Cos’hanno in comune? Entrambi sono diventati recentemente messo a disposizione dei propri visitatori l’esperienza con l’Oculus.

E qui bisogna fare una piccola digressione: che cos’è l’Oculus? È letteralmente uno “schermo da viso” che permette di esplorare l’ambiente circostante in versione “realtà aumentata”: partito attraverso un crowfunding, lo schermo da viso, insieme all’azienda che lo ha creato e brevettato, è stato rapidamente assorbito da Facebook, ma su questo ci torneremo.

Dicevamo, due luoghi di realtà aumentata, due mondi diversi da sempre (un castello e un palazzo, periferia estrema contro centralità assoluta) che sono rimasti diversi anche “aumentati”: Palazzo Caracciolo ha preparato uno spettacolo molto “animato”, nel vero senso della parola, Monteverde invece ha aumentato il realismo.

A Napoli, grazie alla collaborazione con una neonata interessante Start Up, ovvero Apptripper, si entra in una delle più belle dimore del ‘700 e, schermo in faccia, si ritorna indietro negli anni della costruzione del palazzo, assistendo al varo di una nave insieme al Re Carlo di Borbone e godendo di un contesto in cui tutti i reperti del palazzo, conservati benissimo, sembrano tornare quasi a casa. Realtà aumentata nel tempo, tornando all’indietro, ma anche nello spazio.

A Monteverde, invece, grazie all’Oculus, si può rivedere la sala dei banchetti, ascoltare il racconto di una tradizionale ed eroica popolana ed alla fine leggere un librone virtuale di miti e leggende.

Nel paragone tra i due utilizzi, vige una vecchia legge dell’eventistica regionale, ovvero chi più ha soldi spesso sa anche presentarsi meglio, ma la riflessione principale tende ad essere un’altra, anzi due.

Sul primo torniamo a Facebook, padrona, come detto, dell’Oculus Rift: alla fine, se ci pensate, la realtà aumentata è come un film interattivo, e sarà il regista a scegliere le nostre interazioni. Di chi c’è dietro sappiamo abbastanza poco: senza voler fare i complottisti, maggiore chiarezza su un aspetto ancora embrionale ma potenzialmente infinito non sarebbe male.

Sul secondo: ci si pensa troppo poco, ma l’interazione potenzialmente infinita con i luoghi di cultura potrebbe essere perfetta per una speciale categoria di turisti, i disabili, riuscendo a far giungere dappertutto chi ha problemi di mobilità o a integrare perdite sensoriali (si pensi a una “visione speciale” per i ciechi) rendendo la cultura con l’unico aggettivo che le si addice: democratica

L’inguaribile viaggiatore Modestino Picariello
inguaribile.viaggiatore(at)yahoo.it