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Ceglie Messapica

Salve inguaribili viaggiatori,
continuiamo oggi il viaggio nel cuore del tacco d'Italia arrivando a Ceglie Messapica e Ostuni che hanno in comune molto di più di quanto il loro sano campanilismo gli consentirebbe di ammettere: le stesse case bianche baciate dal sole e crepate a volte da pioggia e inquinamento, i viottoli stretti e gli acciottolati caratteristici delizia per gli occhi e a volte incubo per i tacchi, le stesse offerte di tipicità enogastronomiche e non.

Ceglie Messapica Ceglie Messapica sta diventando sempre più capitale della gastronomia e con la sua Med cooking school, scuola di alta educazione gastronomica, unica succursale della prestigiosa Alma di Gualtiero Marchesi, che sta attirando un turismo didattico d'eccellenza.

Aperta da tre anni, la scuola ha immediatamente fatto il boom, coprendo ogni corso (tecniche di base, ma non mancano quelli amatoriali di pochi giorni) in pochissimo tempo e accogliendo futuri addetti alla ristorazione da tutto il sud.

E in questa scuola non si impara solo a cucinare (dalle parole di Antonella Ricci, docente ed, en passant, chef stellata da anni), ma si fa esperienza dell'arte stessa della ristorazione da applicare non solo al singolo piatto ma all'intera esistenza in cucina. Ne discende una parabola in cui la disciplina e il rispetto sono fondamentali e si trasferiscono al territorio.

A Ceglie Messapica è il turista ad entrare in sintonia con un territorio in cui pare che il modo della vita, lento ed attento ai bisogni primari, non sia davvero mai cambiato, dai Messapi (primi dominatori della Puglia) ad oggi. Il centro storico di Ceglie Messapica, tra i più grandi della zona, non ti avvolge come a Cisternino, ma sembra scioglierti nella sua melassa in cui il tempo è un fattore puramente moderno. Gli antichi non avevano una concezione stringente del tempo, e forse non c'è neanche qui; eccetto al Med, ovviamente, dove i protocolli sono così precisi da far capire che lì non si impara un mestiere, si insegna una vita.

Eppure non potrebbero essere più diverse per i turisti, sembrano chiederti cosa cerchi tu davvero dal tuo viaggio e aprirsi a te a seconda della risposta.
E poi c'è Ostuni, tra tante perle bianche la perla bianca del Salento. Ostuni ha vinto la sfida del turismo, se di sfida si può parlare, perché ha scelto di farsi contaminare rapidamente.

A Ceglie Messapica una pizzeria napoletana sarebbe considerata strana ("qui la cucina è una cosa seria" direbbe il Vicesindaco del paese, Angelo Palmisano), a Ostuni ti accoglie, e ce n'è più di una, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

A differenza delle altre cittadine visitate, Ostuni tiene ben distinte le due anime del centro storico e della parte nuova, piena di locali per il divertimento estivo, e questo permette una maggiore versatilità nella presentazione dell'offerta al turista, e una maggiore accortezza anche in dettagli più piccoli come una copertura internet piuttosto diffusa.

Vantaggi innegabili sul piano del riscontro nell'immaginario popolare (Ostuni è la perla bianca come se non esistessero le altre), pagati al prezzo di un'identità meno immediata ma che si ritrova nell'ottimo museo archeologico,che custodisce anche una donna di 27 mila anni fa, o negli scorci panoramici dall'alto più diffusi che altrove. Ma in sostanza sembra quasi peccare di mancata purezza.

Scelta sicuramente riconoscibile, ma resta una domanda, di fondo: il turista va sempre più verso la ricerca dell'autenticità, ma quanto è pronto a sopportarne il prezzo?
Una risposta può sorgere spontanea nei piccoli incanti delle masserie pugliesi, come Calongo o Asciano. Ci manca terribilmente il ritorno ad uno stile di vita e di rapporti più naturale, circondati da isole verdi di ulivi, mandorli e quant'altro, dove chi ti parla del suo lavoro lo fa con cuore ed orgoglio. Ma allo stesso tempo non è più ammissibile perdere le connessioni urbane, come la piena raggiungibilità di persone, luoghi e dati.

È la sfida del futuro del turismo, riuscire a colmare 30 anni (come nel caso della Puglia), con un click, anche e soprattutto in regioni che hanno fatto passi da gigante sul piano dell'identità e dell'attrattiva.

Con la visita a Ceglie Messapica termina il viaggio nel cuore del tacco d'Italia; se volete leggere il racconto dall'inizio, non vi resta che andare all'articolo: Nel cuore del tacco d'Italia.

L'inguaribile viaggiatore Modestino Picariello
inguaribile.viaggiatore(at)yahoo.it