Montecalvo irpino: cronache dal paese del pane buono

Salve inguaribili viaggiatori
scegliere di andare a Montecalvo irpino facendo la via "paese-paese", ovvero quella lingua grigia nel verde che si chiama Ofantina, regala un insieme di paesaggi devastati e devastanti insieme: Dentecane, Venticano, villanova, Mirabella, Ariano, si estendono dalla strada arida, piccola o grande che sia, in tutta la loro nuda bellezza e fragilità.

È un percorso tortuoso, ma tanto camminare insegna che fatiche e difficoltà abbelliscono l'arrivo per tutti quelli ai quali non lo impediscono. Alcuni paesaggi sono così totalizzanti che non ti lamenti perché manca la strada in buone condizioni ma per l'assenza di un bel vedere al quale fermarsi.

I paesi scorrono in via a volte come semplici cartelli, altre come corpi aperti nei quali i mezzi meccanici si infilano tranquillamente come lame nel burro. Così Ariano, pulita, tranquilla, assolata nella desolazione di una domenica mattina.

E l'arrivo a Montecalvo irpino sembra trasportarti in un paesaggio rurale da cartolina. Immerso subito in una giornata di festa (raduno di auto e moto storiche organizzato dal vespa club leoni rossi: il loro passaggio nel centro storico è una tradizione dell'uomo che attraversa una creazione storica. Un connubio impareggiabile) , e accolto da una gentilezza popolare sincera e ben lontana da sbiaditi stereotipi), mi accingo ad un giro in uno dei paesi d'Irpinia più lontani dal capoluogo. Paese di pane buono e storie meravigliose, all’ombra del castello.

L'ascesa al castello, in alto nella sua posizione difensiva, somiglia sempre più a un passaggio temporale, più che spaziale, dove lasciare alcuni stralci di modernità per ritornare a centinaia di secoli prima, ai tempi dei cavalieri, delle dame e delle principesse. Ad accoglierci nel nostro viaggio, la pacchiana, la donna vestita a festa ritornata a noi da tempi storici fluidi e indistinti, col suo abito raffinatissimo nella sua semplicità.

Abito della pacchiana: mutandine bianco con orlo ricamato. Calze su misura come autoreggenti. Poi c'è la sottana, la gonna in panno nero, la camicia finemente lavorata a intarsi, il corsetto a reggere il seno, il vantesino una specie di sopra gonna decorata e colorata, e i gioielli della festa. Copricapo lavorato a punto croce, elegante ma non troppo leggero. Infine non possono mancare castagnole, delle specie di maschere spesso con un campanellino per scacciare il maligno. Erano usate nella tarantella Montecalvese.

La pacchiana balla davanti a noi, mostrando che il successo delle donne Montecalvo che suscitava l'invidia delle ragazze del circondario, è fama ben meritata, e ondeggia davanti alla musica di un ragazzo che riprende la tradizione antica del ruganetto, come qui chiamano l'organetto. Il ragazzo ha 16 anni, e l'ultimo suonatore di organetto ha 90 anni.

Una tradizione appesa a un filo come i destini di una storia potenzialmente infinita.

L’inguaribile viaggiatore Modestino Picariello
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