Una provincia commossa: l’Irpinia di Franco Arminio

Salve inguaribili viaggiatori,
viene da pensare che se non esistesse l’Irpinia, una persona come Franco Arminio non sarebbe riuscito ad esprimere tutto il suo potenziale artistico. Fa un lavoro strano, tra i più belli ed affascinanti che l’uomo possa concepire: il paesologo.

Studia paesi, ne capisce le trame sottese, analizzandone i mutamenti: laddove l’uomo comune vede fissità, lui scopre lenti e costanti movimenti. Laddove sembra ci sia il vuoto, lui mostra il pieno. Di sentimenti, di anime, di concetti.

“Le farfalle amano i paesi”, adora dire “perché li sanno di non essere disturbate nel loro ciclo vitale”. E se alla scienza si aggiunge l’amore, ecco che la carriera traccia un’esperienza unica, fatta di testimonianze preziose ed irripetibili. Lacedonia, Bisaccia, Melito, Teora, Zungoli, Lacedonia, Andretta, l’altopiano del Formicoso. Non c’è luogo della provincia si cui Arminio non studi le ombre (da lì si capisce la disposizione delle esistenze) e le luci, ritornando ad innamorarsi dei paesaggi e a far innamorare anche noi irpini.

Celebre una sua frase: “A Bisaccia (tra l’altro, suo luogo di nascita ndr) ci sono quindici alberi. Io li conosco a memoria, come se fossero miei cugini”. Non cerca una sterile polemica città-campagna, si limita a ricordare che ciò che in città può essere normale, come la morte di un abitante, in un paese diventa un lutto cittadino, perché risuona molto di più nella comunità ristretta.

Wikipedia lo definisce “scrittore, regista e poeta”, ma gli Irpini sanno che il suo vero lavoro è nel nome che lui stesso si è dato, quello di “paesologo”. Al suo attivo diversi film (l’ultimo, Terramossa, è manifestazione del suo amore per l’Irpinia, con toni gioiosi e pacati, ben lontani dal riflessivo e a tratti angosciante “Teora10”) e numerosi libri, che hanno ispirato anche spettacoli teatrali (Oratorio bizantino, legato alle sue esperienze nell’hinterland irpino e salernitano, ha ricevuto ottima accoglienza a Milano).

L’ultima fatica, “Geografia commossa dell’Italia interna” è un invito a ritrovare e riscoprire le radici, senza guardarle con gli occhi del moderno cittadino, perché il paese ha un tempo diverso, cambia a modo proprio, con ritmi ed importanze diverse.

Dice addirittura Arminio che ci sono luoghi (in questo caso si riferisce a Lacedonia) dove si può addirittura venire ad elaborare un lutto: ti accoglieranno, senza chiederti perché, e ti isoleranno in quella bolla temporale dove spariscono pensieri e preoccupazioni.

Franco Arminio è l’Irpinia diffusa in parole parche e poetiche, vaste e cantilenanti come gli spazi immensi e solo apparentemente silenziosi che lui si trova a filmare. Ha detto di lui il maestro irpino Giovanni Spiniello “Franco Arminio è la casa dove abitano le parole della poesia”, e ha reso poesia un’Irpinia che spesso anche chi ci abita preferisce dimenticare. Un’Irpinia, invece, da conservare.

L'inguaribile viaggiatore Modestino Picariello

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